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Retrospettiva di Marina Cvetaeva

In News By Marco / October 18, 2017

Questo è un racconto sull'amore, e quindi un racconto sulla fine. "«Le persone sono come le matrioske», si ripeteva. «Le più grandi possono contenere le più piccole, ma non il contrario». E lei era stata un manto che tentò di abbracciare ogni sorta di persona, dalle più piccole alle più grandi, dalle più sciocche alle più comprensibili, dalle vere alle inesistenti; ma le lacrime fredde che diventano ghiaccio tagliano le guance. Il sangue fuoriesce come se gli occhi fossero una minuscola bolla spremuta. Il sangue non c’è più. Read more

Duet-tiamo? La percezione radiale dell'amore

In News By Mariano / October 18, 2017

Di carattere sono fatto così: se una cosa mi piace non riesco a non esserne entusiasta! Vorrei che la mia vita fosse una festa continua, di quelle che ogni sera Gatsby organizzava nella sua villa. E come lui vorrei perdermi nella folla di sconosciuti invitati, ascoltarli e forse, per caso, trovare la mia Daisy. Mentre mi aggiro in tutto questo decadente e sfarzoso inno alla gioia, una cosa potrei farla. Scaricare Duet sul mio smartphone e cominciare a…giocare. Eh sì, perché, e non starò neanche a citare qui i numerosi studi che hanno dimostrato che un buon videogioco è sicuramente meglio di un libro scritto male (scusatio petita…), giocare è importante, e mai dovremmo perdere di vista la componente del gioco. Senza peraltro addentrarci nelle numerose teorie della c.d. gamification, mettiamoci in gioco. Anzi, in Duet. Read more

Irrational Man: che Allen sia con voi

In News By Mariano / October 18, 2017

Vorrei scrivere qualcosa sul film visto ieri sera, "Irrational Man", quindi lo scrivo. Rimanderò in altra sede e in altro momento una recensione più sofisticata, più ricca e più studiata. Qui, adesso, scrivo di pancia. La stessa pancia alcolica "di puro malto" probabilmente di Abe Lucas, il Bukowski della filosofia interpretato da uno Joaquin Phoenix in forma eccellente. Perché, sono convinto, le cose vanno fatte prima con la pancia, poi col cuore e infine con la testa: è la naturale scalata che dalla forza di gravità conduce alle stelle. Scalata che è riuscita molto bene ad Allen che con questo film risponde a quell'esercito di cloni in fila per l'altra sala, quella in cui trasmettono un risveglio della forza pubblicitaria degno del miglior Mad Men. Read more

E soltanto / si può decidere come vivere adesso: intervista ai Cardiopoetica. Feature

In News / October 18, 2017

Intervista a cura di Pamela Di Mambro, blogger università di Cassino. Cardiopoetica è la poesia che si svolge al ritmo del cuore, ora lenta e prosastica, ora veloce e lapidaria, mutando le aritmie con le penne di tre giovani autori. Cardiopoetica è unione di singolarità e collettività: l’uno diventa Tutto e il Tutto diventa unica opera, sintesi estrema di tre diverse personalità che si ritrovano nei versi. Fabio Appetito, Marco De Cave e Mariano Macale sono i protagonisti di questo geniale esperimento che, nel tentativo di offrire una rilettura contemporanea di testi della tradizione montaliana, nerudiana e della Beat Generation americana, si rivela originale e particolare. L’amore inappagato, distante e muto percorre i versi di Fabio Appetito, divertendosi a giocare con sinuose simmetrie antitetiche, tra «tutta un’ora che ti cerco» e il «solo giorno che ti perdo». L’io annulla sé stesso in un sentimento che è distruzione e compiacimento espressionistico del dolore, mentre «raccolgo Icari / per avere più ali». Il poeta cerca le ali in chi le ha perse ed è precipitato in mare, e subito dopo afferma che «non potrai sapere / cosa voglia dire / essere amati da un poeta». Ecco Fabio, ciò che mi sento di chiederti è proprio questo: cosa vuol dire essere amati in poesia, cosa possono dire ancora i versi? Amare in poesia vuol significare il nulla. Non si ama in poesia, al massimo, in taluni casi, si ama con l'estro della poesia; Read more

Siamo online, quasi

In News / October 18, 2017

I poeti dovrebbero andare online? Ovvero, sulla linea? Probabilmente siamo sempre stati sulla linea, da quella di inizio a quella di fine, da quando una storia inizia oppure quando una poesia finisce. I poeti sono stati lì, in trincea, penna dopo penna, foglio dopo foglio. Non che prima non ci fossimo mai stati, ma ora abbiamo deciso di avere il nostro salotto, per i più comodo, un nostro giaciglio, per chi è più on the road, o il nostro piccolo pianeta, per chi vuole scoprire nuovi orizzonti. Non è una notizia, mentre tutto scorre, che i Cardiopoetica sono online. Siamo Marco, Mariano e Fabio. Abbiamo deciso di tracciare la nostra linea, riassumerci (sì, a volte abbiamo anche noi bisogno di pulizie), di spiegarci, di farci conoscere. Ci siamo abituati a spazi poetici sfitti, senza vedere la faccia di chi scrive, a citare Merini perché è così che funziona il mondo, e quando va bene conosciamo anche altri due o tre poeti. La poesia non è morta. I poeti non sono nascosti. Sono tra voi. Ma non vogliamo essere politically correct. C’è molta poesia-esercizio, ci sono molti versi sprecati nel mondo: non possiamo essere tutti poeti. Noi, vogliamo esserlo. Nel bene o nel male. Però, non perché pensiamo che sapere mettere un po’ di frasi – dai, diciamocela tutta – in verticale “fa poeti”. O perché abbiamo letto abbastanza per saperci dibrogliare tra la matassa, un senso, o sfibrare i nodi. Fare poesia è un’arte. E si inizia soprattutto vivendo, scrivendola.