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Un manicomio di carta

Categoria: News Scritto da Marco / September 21, 2017

"Io la vita l’ho goduta perché mi piace anche l’inferno della vita e la vita è spesso un inferno. Per me la vita è stata bella perché l’ho pagata cara" [A.M.].

Accade che sulla Rivista di Studi Italiani è uscito un saggio scientifico di Fabio Appetito su Alda Merini e la sua esperienza manicomiale, esperienza comparata all'inferno dantesco. L'articolo nasce come un contributo di approfondimento della tesi di laurea di Appetito insignita del Premio Internazionale di Letteratura Alda Merini.

Un plauso all'amore per questa donna eterna.

 

Per chi si chieda di cosa stiamo parlando, vi facciamo un riassunto delle precedenti puntate.

Fabio Appetito si laurea nel 2012 con una tesi focalizzata sull'esperienza manicomiale di Alda Merini, scoprendo elementi inediti della storia della poetessa, che gli valgono nel 2016 il premio internazionale Alda Merini, premio di eccellenza per gli studi scientifici sulla scrittrice tarantina. Dallo studio nasce il monologo "Ci Chiamarono tutti Alda", sviluppato nel corso del 2015-2016.

Esso è stato curato dal collettivo Cardiopoetica e inscenato in vari teatri italiani, nonché ultimo a gennaio 2017 presso il Cometa Off di Roma, con interpretazione di Giulia Santilli, regia di Marco Guadagno e produzione di Pino Insegno. Con musiche penetranti, e la sapiente alchimia di un poeta contemporaneo che ha avuto modo di scavare nell’eredità di Merini, grazie anche al supporto della famiglia Pierri, il monologo lascia dentro l’intera vita della poetessa dei Navigli, perché, come ci spiega Appetito, “farsi chiamare tutti ‘Alda’ non è soltanto un invito, è un monito, poiché soltanto morendo più volte, si può tentare di vivere più volte, prendendo esempio dai poeti”.

Per vedere alcuni servizi sul monologo, cliccate sui seguenti link:

Servizio di Rainews 24

Corriere TV

Per ulteriori approfondimenti, cliccate su questo precedente articolo.

 

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