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Duet-tiamo? La percezione radiale dell'amore

Categoria: News Scritto da Mariano / July 28, 2017
duet gioco

Di carattere sono fatto così: se una cosa mi piace non riesco a non esserne entusiasta! Vorrei che la mia vita fosse una festa continua, di quelle che ogni sera Gatsby organizzava nella sua villa. E come lui vorrei perdermi nella folla di sconosciuti invitati, ascoltarli e forse, per caso, trovare la mia Daisy.

Mentre mi aggiro in tutto questo decadente e sfarzoso inno alla gioia, una cosa potrei farla. Scaricare Duet sul mio smartphone e cominciare a…giocare.

Eh sì, perché, e non starò neanche a citare qui i numerosi studi che hanno dimostrato che un buon videogioco è sicuramente meglio di un libro scritto male (scusatio petita…), giocare è importante, e mai dovremmo perdere di vista la componente del gioco.

Senza peraltro addentrarci nelle numerose teorie della c.d. gamification, mettiamoci in gioco. Anzi, in Duet.

 

Duet apparentemente è uno dei tantissimi giochi a scorrimento verticale. E lo è, ma non è soltanto questo.

Si tratta di muovere due palline, una rossa e una blu (e già qui ci ricorda certe pillole note agli amanti della trilogia di Matrix), poste su una circonferenza evitando via via gli ostacoli che scendono (o che si incontrano, dipende dalla vostra prospettiva di vita).

Nulla di estremamente complesso, se non fosse che muovendo la “pillola rossa” anche la “pillola blu” si muove, costringendoci così via via a prendere coscienza di una sorta di “percezione radiale”. Ogni azione che compiamo comporta un raggio di conseguenze, e i segni che lasciamo sugli ostacoli ad ogni nostro errore rimarranno lì.

Ma l’altro aspetto che fa di Duet, realizzato da Kumobius, oltre alla grafica minimalista e alle musiche di un Tim Shiel in gran spolvero, un gioco vincente, sono le frasi tra un livello e l’altro, frasi pronunciate da una voce femminile (che ci ricorda un po’ Her, film del 2013 di Spike Jonze, con uno straordinario Joaquin Phoenix al massimo della sua espressività).

Frasi del tipo “La rabbia può aiutare in certe scelte”, “Una volta compiuta un’azione non puoi tornare indietro” e via dicendo, suddivise in altrettanti macrolivelli (Ignoranza, rifiuto, rabbia, trattativa, colpa, depressione, speranza, accettazione).

Man mano che si superano i livelli avremo compiuto un percorso, ricostruito una storia. La storia di tutti, è vero. Una storia di fallimenti e di riprese. Una storia che come tutte le grandi storie ci appartiene. view web page

Vi sono anche due successivi livelli a pagamento (cifre che ho trovato ben spese).

Cosa dobbiamo aspettarci da Duet? La vecchia verità: ricongiungere il doppio all’Uno, duettare con il proprio demone fino a raggiungere un compromesso, una visione.

Allora capiremo anche il finale di un altro grande film Inception, spiegato da Christoper Nolan ai laureandi dell’Università di Princeton nel New Jersey, interrogantisi sul significato e il senso della trottola che restava a girare prima del nero finale: “L'azione stessa di guardare, anche quello rappresenta una sorta di “finzione”, ci cala in una sorta di realtà virtuale. La domanda se queste azioni rappresentino la realtà dei sogni oppure quella oggettiva è quella che sento più spesso a proposito dei miei film. Le persone si interessano sempre a questo dilemma: cosa sia o non sia la realtà. E io vi dico: la realtà è l'unica cosa che conta

“Tutto questo roteare”, per citare Duet. Ho esagerato? Può darsi. Ma vi avevo avvisato. Mi piacciono le grandi feste. 

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